Storia · Incontinenza maschile dopo i 55
Mio padre non veniva più a cena il giovedì. Ci ho messo mesi a capire perché.
Pensavo fosse stanchezza. Poi ho capito che aveva cominciato a organizzare le giornate intorno a un problema di cui non voleva parlare — e che aveva già provato a risolverlo, nel modo sbagliato.
Il giovedì
Il giovedì da noi si cena tutti insieme. Mio padre ha saltato una volta, poi due, poi ha smesso di venire.
Non era il traffico. Non era la stanchezza. E non era nemmeno perché, come diceva lui, «a una certa età si sta meglio a casa».
Dopo l'intervento alla prostata qualcosa era cambiato. Non l'intervento in sé: quello era andato bene. Quello che nessuno gli aveva spiegato era che cosa sarebbe successo dopo. Qualche goccia. Poca cosa. Una di quelle cose che pensava sarebbero passate da sole.
Non passavano. E intanto, senza dirlo a nessuno, aveva cominciato a organizzare le sue giornate in funzione del problema.
Quello che ho capito guardandolo
Il problema non erano le gocce. Il problema era tutto il resto.
- Guardarsi in una vetrina per controllare che non si vedesse niente sui pantaloni.
- Sedersi sempre dove poteva alzarsi senza farsi notare: lato corridoio al cinema e in treno, vicino alla porta al ristorante.
- Individuare il bagno prima ancora di sedersi.
- Rifiutare il caffè dopo il lavoro, per non doversi trattenere troppo.
- E poi, un giovedì alla volta, dire di no anche a noi.
Nessuna di queste cose, presa da sola, sembra grave. Messe insieme, però, gli stavano restringendo la vita un po' alla volta.
Quando gli ho chiesto perché non venisse più a cena, mi ha dato una risposta che non ho più dimenticato.
«Non è che non posso. È che devo pensarci prima.»
Il pomeriggio in cui è cambiato tutto
Tutto è cambiato un pomeriggio, quando è rimasto bloccato nel traffico: si sentiva già bagnato e non aveva un posto dove cambiarsi. Quaranta minuti. Non è successo niente di terribile. Ma è stato allora che ha smesso di convincersi che sarebbe passata da sola.
Quella sera mi ha telefonato. È stata la prima volta che ne abbiamo parlato davvero.
Quello che aveva già provato
E qui arriva la parte che mi ha sorpreso: non è che non avesse fatto niente.
- Aveva provato a bere meno, soprattutto la sera. Dormiva peggio e le perdite non erano diminuite granché.
- Aveva trovato su internet degli esercizi per il pavimento pelvico e li aveva fatti per due settimane, poi aveva lasciato perdere perché non vedeva risultati.
- Aveva comprato in farmacia gli assorbenti per uomo, quelli sagomati. Li usava da mesi.
- Aveva preso in mano una confezione di pannoloni e poi l'aveva rimessa sullo scaffale.
Perché non ne aveva parlato con nessuno
C'è un motivo in più per cui gli uomini non ne parlano, e con la medicina c'entra poco.
Lo scaffale in farmacia è rosa. Le confezioni hanno i fiori e le ali. Tutto, in quel reparto, dice che è una cosa da donne.
Un uomo della sua età preferisce non chiedere niente a nessuno piuttosto che restare lì davanti a leggere le scatole. Prende la confezione che gli sembra più neutra, la infila nel cestino sotto qualcos'altro, e non ne parla più.
Era anche per questo che aveva rimesso la confezione di pannoloni sullo scaffale. Non perché non servissero. Perché non voleva diventare uno che porta i pannoloni.
Gli assorbenti, invece, erano la sua soluzione. Funzionavano, nel senso stretto del termine: assorbivano. E allora perché continuava a sedersi sempre vicino al corridoio?
Il punto che nessuno gli aveva spiegato
Ed è questo il punto che nessuno gli aveva spiegato, nemmeno in farmacia.
Può sembrare una differenza da poco. Non lo è: è da qui che nascono gli altri problemi.
Possono spostarsi. Anche con la striscia adesiva, l'assorbente resta un elemento separato dal tessuto. Quando ci si siede, ci si alza, si cammina, il tessuto si muove — e l'assorbente può muoversi con lui, quel tanto che basta a togliere la protezione dal punto in cui serve.
Possono frusciare. A impedire che il liquido esca, in un assorbente, è uno strato esterno impermeabile. È un sottile strato di materiale sintetico. Sotto i pantaloni, uno strato sintetico può fare rumore quando ci si muove. Chi porta l'assorbente ne percepisce il rumore molto più degli altri — e tanto basta.
Possono far sudare. Lo stesso strato che non lascia passare il liquido non lascia passare bene nemmeno l'aria. Portato per ore, trattiene calore e umidità.
Quindi la risposta alla mia domanda era semplice: gli assorbenti trattenevano il liquido, ma non gli toglievano il pensiero. Sono due cose diverse, e nessuno gliel'aveva mai detto.
Non aggiungere qualcosa alla biancheria. Cambiare la biancheria.
La svolta è arrivata quando ha smesso di usare un assorbente separato ed è passato ai boxer assorbenti. Non un accessorio in più: lo stesso capo di sempre, costruito in modo diverso.
Nei boxer Solevia DryLine la zona assorbente è cucita dentro il capo, nella parte anteriore fino al cavallo. Ne derivano due conseguenze concrete.
Non è un pezzo separato. La zona assorbente, essendo integrata nel boxer, resta ferma: sono la stessa cosa.
Non c'è nessuna pellicola impermeabile. L'inserto, indicato sulla confezione con il nome AirCore, è composto da due strati cuciti insieme: una fodera in cotone air layer a nido d'ape, che assorbe in pochi secondi e allontana l'umidità dalla pelle, e sotto un'imbottitura in fibra di poliestere che distribuisce il liquido e lo trattiene.
Duecento millilitri equivalgono, secondo il produttore, a quattro-sei assorbenti usa e getta. Con perdite lievi o moderate il capo può essere indossato fino a circa 18 ore. Con perdite abbondanti o continue non è il prodotto giusto, e conviene saperlo prima.
Visti da fuori, sono normali boxer. Blu navy, grigi o neri, dalla M alla 6XL. Sotto i pantaloni non si vede nessun inserto separato, perché non c'è nessun inserto separato.
Non l'ha trovato lui. L'ho trovato io, una sera, cercando «assorbenti da uomo che non si spostano» — che è esattamente il modo in cui ne aveva parlato al telefono.
Ho ordinato tre paia senza dirglielo e gliele ho messe in mano la domenica dopo. Ha detto che non gli servivano e che avevo buttato via dei soldi. Le ha provate il martedì.
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Com'è andata davvero
Il cambiamento non è stato immediato. Chi dice che cambia tutto dal primo giorno esagera.
La prima settimana è stata quasi solo una questione di testa. Il corpo non doveva imparare niente, la testa sì: continuava a controllarsi ogni volta che si alzava da una sedia, per abitudine. Solo che non c'era più niente da rimettere a posto.
Verso la terza settimana ha ricominciato a dire di sì alle cose piccole. Il caffè dopo il lavoro. Non perché fosse «guarito» — perché aveva smesso di fare calcoli prima di uscire.
Dopo un mese non ci pensava più. Li indossava al mattino come normali boxer, perché questo sono. Questa è la parte che non fa notizia ed è l'unica che conta.
Poi un giovedì è tornato a cena. Non me l'ha detto e non ne abbiamo parlato. Si è semplicemente ripresentato, si è seduto al suo posto e ha chiesto se c'era ancora del pane.
Il conto che nessuno fa
C'è una cosa che mi ha colpito quando ho fatto due conti — non sui suoi consumi, ma su quelli di chi usa gli assorbenti tutto il giorno.
Sono circa 10,74 € a settimana, per chi li usa tutti i giorni. Non c'è nessuna scadenza: è semplicemente quanto continua a costare.
La differenza non è nemmeno solo la cifra. È che l'usa e getta va ricomprato per definizione: è così che è fatto. Il capo lavabile no.
E quelli da dieci euro?
Me lo sono chiesto anch'io, perché esistono. Confezioni da tre a trenta o quaranta euro, cioè dieci o quindici euro al paio. Ne ho ordinato un paio per confronto.
Tre cose ho imparato, e la prima non è quella che mi aspettavo.
Sulla capacità il prezzo non dice niente. Ci sono modelli economici che dichiarano 250 ml, cioè più dei 200 di Solevia. Se il criterio è soltanto quanto trattiene, non serve spendere di più — e chi sostiene il contrario racconta una cosa falsa.
Dentro, molti tornano alla plastica. Diversi modelli risolvono la tenuta con una pellicola impermeabile cucita nel capo — la stessa che rende gli assorbenti rumorosi e caldi. È il problema di partenza, spostato dentro un altro indumento.
Chi cerca solo la protezione non se ne accorge. Chi ha smesso di uscire per il fruscio, sì.
Non sto dicendo che i boxer economici non funzionino. Sto dicendo che «più economico» e «meno caro nel tempo» sono due cose diverse, e che la differenza si vede al terzo mese, non il primo giorno.
Da qui ci sono due strade
La prima: continuare così. Funziona, in senso stretto. Costa 1,53 € al giorno, si continua a scegliere il posto vicino al corridoio, e fra un anno la situazione è esattamente questa.
La seconda: 79,90 €, e per un paio d'anni la spesa è quella. Si lavano a 40 gradi, tornano nel cassetto, e nel giro di qualche settimana si smette di calcolare.
Nessuna delle due è drammatica. Ma una delle due si ripete ogni settimana, l'altra no.